ILSOLECHERIDE

L'immaginazione coniugata all'infinito.

18

Apr 2012

Le strade dell’Umbria

scritto da / in Viaggi / Commenta

Volevo scrivere un post polemico contro le pessime condizioni delle strade in Umbria, strade che potrebbero fare concorrenza ai più evoluti campi da golf del mondo.

Volevo criticare il rattoppo – fatto con lo sputo  di qualcuno che non usa algasiv- delle sopracitate strade (della serie lo fai e dopo due giorni si disfa), e volevo ammonire le pubbliche amministrazioni e chi lamenta l’assenza di turisti nella verde terra di San Francesco che i problemi derivano anche da queste schifosissime vie di comunicazione, piene di voragini, autovelox e dossi fatti di catrame mal posato.

Volevo aggiungere che non è solo un problema di strade.  Il problema sono i regionali del 1918 che per fare la tratta Perugia-Firenze ci mettono due ore, gli scarsi collegamenti con Roma, un aeroporto che – solo da poco sfortunatamente- inizia ad essere sfruttato come dovrebbe.

Volevo sottolineare che l’Umbria è in una posizione strategica, nel cuore del Bel Paese, ma è tra le regioni più difficili da raggiungere…e non si può!

Volevo dire che qui di pellegrini ce ne sono tanti, tantissimi e il patrimonio artistico, paesaggistico e  culturale è di grande spessore….ma se per arrivare bisogna fare ‘il diavolo a quattro’, tutte le intenzioni pie e devote vanno a farsi benedire!

Volevo dire tutte queste cose. Beh, alla fine, le ho dette. 🙂

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12

Apr 2012

Il 7 senso: il senso di colpa

scritto da / in SENZA FILTRO / Commenta

Il senso di colpa. Brutta cosa. Davvero, brutta.

Senso di colpa perché non fai abbastanza, perché non sei presente come vorresti, perché  il corpo si ribella allo stess a cui lo sottoponi e ti costringe a letto con qualche acciacco in più, perché senti che chi si aspetta molto da te, dietro qualche frase di circostanza, in fondo è deluso perché non sei presente come di consueto.

Come reagire? Ignorando o somatizzando ancora di più? Beh, spesso si ignora in apparenza per somatizzare nel profondo.

E poi c’è la delusione…quella di aspettare dalla persona che vorresti il supporto maggiore, ma quella persona non si rende minimamente conto a che punto sei arrivato, è troppo piena delle SUE cose, dei SUOI problemi e crede che la tua stanchezza, fisica e mentale, nasca solo da un atteggiamento dimesso e vittimistico.

Che poi, alla fine, se proprio uno volesse fare un bilancio della situazione…Perché ti ammali? Perché i tuoi anticorpi si sono rotti le palle di avvisarti – con qualche misero cenno – che stai ‘spezzando la corda’…Non si può vivere solo di FARE.

La mia esistenza da qualche annetto a questa parte è questa: lavoro, casa, lavoro, lavoro, lavoro e casa..Continuo a sentirmi dire che sono fortunata, che nonostante la crisi mondiale io il lavoro ce l’ho – anzi due – e me li devo tenere stretti. Verissimo, sono fortunata ma non sempre lavoro equivale a guadagno e spesso, fin troppo spesso, lavoro si traduce in sacrifici per gettare le basi, per seminare, aspettando che prima o poi fiorisca qualcosa di profumato e coloratissimo. Un lavoro costante e lungo che ti prosciuga risorse ed energie, facendoti dimenticare del tempo che scorre e della tua vita che, per certi aspetti, non stai vivendo.

Si vive per lavorare o si lavora per vivere? L’ideale sarebbe fare un lavoro ben remunerato, che ami e che ti lasci lo spazio per costruirti una vita che non sia solo dettata da rapporti commerciali, preventivi e l’ormai caposaldo di ogni attività, il fondamentale – e – che -te – lo- dico- a – fare- recupero crediti ( meglio se abbinato a un  corso di Karate e meditazione trascendentale).

Arrivi a un punto che ti accorgi che c’è qualcosa che non ti piace, che non ti appartiene. Il senso di colpa si amplifica. Quello nei confronti del lavoro che forse potresti far girare meglio, ma ormai spirito e corpo sono alla frutta, e quello nei confronti della tua vita privata che non decolla (magari vorresti costruirti una famiglia ma i tempi risultano sempre acerbi, mentre carta di identità e  biologia ti ricordano che sei più maturo di una pera moscia)…

Il 7 senso, dopo i 5 famosi e il sesto ( quello del film :-)), sembra ormai far capolino…un po’ come le 7 meraviglie, i 7 colli, i 7 mari, le 7 virtù, 7 chackra, i 7 nani…Insomma, ‘sto 7 è un numero che non manca nelle declinazioni e classificazioni.

Bisogna imparare a farsi scivolare le cose, cercare di far scioperare i neuroni quando si soffermano su pensieri negativi e sensi di colpa. Tanto, alla fine, non portano a nulla. Facile a dirsi, difficile da mettere in pratica.

E si ripensa, rimugina, ripercorre…quando ci impegniamo siamo dei registi da Oscar, scriviamo delle sceneggiature pazzesche, ambientate nel mirabolante universo dei nostri crani, fatto di immagini farcite con effetti speciali psichedelici e gli attori più paranoici di sempre con una dizione familiare.

Non si può sempre avere il controllo di tutto. Non si può essere perfetti. Abbiamo dei limiti, tutti. La soluzione auspicabile è imparare ad ascoltarsi di più, a non forzare la mano..imparare a mandare a fanculo   disattendere il giudizio degli altri – che sono umani e fallibili come noi – e a vivere la propria vita e non quella che ci impongono i canoni sociali e le persone intorno a noi. Tutto nel pieno rispetto degli altri, sia inteso.

E’ un percorso difficile, ostile e pieno di insidie, ma è necessario impegnarsi quotidianamente per ritrovare un po’ di autostima e di amor proprio, le basi per una esistenza serena.

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09

Apr 2012

Pasqua in famiglia

scritto da / in SENZA FILTRO / Commenta

Una Pasqua in famiglia. Era un sacco di tempo che non tornavo a casa dai miei. Il lavoro, gli impegni, la loro assenza per motivi personali…ma eccoci, adesso, tutti e cinque qui: mamma, papà, sorelle e gatto. Tutti insieme.

La cosa che mi ha sconcertato di più, una volta dalla scesa dalla macchina, è stato vedere un grosso cartello ‘appartamento in vendita’ fuori dal cancello di casa.

Già, i miei hanno deciso di vendere la casa della mia adolescenza per trasferirsi al mare, in Sardegna. È stato un bel colpo…chi lo avrebbe mai detto. Non che sia particolarmente legata a questa casa, in fondo ci ho vissuto solo 7 dei miei 33 anni! Ma sono stati gli anni  dell’università , quelli delle  mie nottate tra tazzoni di caffè e montagne di sigarette, quelli delle diete esagerate e delle litigate con una vicina bigotta e rompiballe.  Un po’ mi mancherà.

È sempre bello tornare a casa dai tuoi quando ormai vivi da solo da 8 anni…beh, bello per una settimana, dieci giorni, poi hai bisogno dei tuoi ritmi e dei spazi…Però, quando stai nel tuo vecchio letto, circondato dai ricordi e con la mamma che ti cucina le cose che golosamente brami, riempiendoti la valigia di vestiti e cose per la casa (perché tu non sai fare le lavatrici come lei – e quindi a suo dire hai solo capi rovinati- e non hai il suo stesso inopinabile gusto per l’arredamento) è tutta un’altra cosa.

Riscopri il sapore e il gusto di essere figlio. Per un istante dimentichi le tue mille responsabilità quotidiane, le bollette da pagare, le lavatrici che ti aspettano a casa, il tuo frigo che adesso piange miseria e le montagne di cose da stirare che ti attendono al tuo ritorno, tra una impegnativa giornata di lavoro e le discussioni con il socio.

Rivivi il gusto di stare a letto fino a tardi quando, viziata dal tuo papà, al risveglio ti attende una fumante tazzina di caffè portato a letto.

Passi ore e ore a chiacchierare e a condividere sogni e visioni di vita. Assapori il calore dell’amore e togli la maschera per vivere in libertà il tuo modo di essere, nel bene e nel male.

È bello sentirsi così, abbracciati da un morbido senso di semplicità, naturale, spontaneo, tuo.

Domani le valigie mi attendono e anche il ritorno alla MIA vita…beh, non si può essere piccini per sempre, bisogna continuare a diventare grandi!

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